2. La visione del regista sulla missione e sullo spettacolo
«Quando la Legge diventa Poesia e la Musica diventa Arte:
"L'Atto Notarile" è il Teatro di cui avevamo bisogno.»
Esistono spettacoli che si guardano e spettacoli che si
subiscono sulla pelle. "L'Atto Notarile — La Dignità non
si Eredita" appartiene a questa seconda, rarissima categoria.
Eliminando la comodità rassicurante della quarta parete e
del palcoscenico sopraelevato, l'opera porta lo spettatore
a respirare allo stesso ritmo dei protagonisti, trasformando
una sala nel teatro dell'anima.
Il testo affonda le mani in una materia viva e scottante:
l'ageismo, la solitudine della terza età, lo scontro tra
la velocità digitale e la lentezza della memoria, senza
mai rinunciare alla forza del dramma familiare. La Carta
dei Diritti degli Anziani non viene recitata come una norma,
ma sofferta e rivendicata come difesa della libertà umana.
A coronare l'opera c'è l'uso dei due pianoforti a coda
affidati al Maestro Filippo Lui. I due strumenti non
accompagnano la scena: la guidano, la sfidano, la completano.
Un'opera densa, necessaria e commovente che lascia il pubblico
con una rinnovata consapevolezza del valore della dignità.
La nota del regista
«Quando il Generale Carlo Felice Corsetti e Monsignor Vincenzo
Paglia mi hanno coinvolto in questa straordinaria missione,
ho avvertito immediatamente la responsabilità etica e
artistica di trasformare un tema di rilevanza globale in
un'esperienza d'anima.
Ricordo come se fosse ieri: eravamo seduti con il Generale
Carlo a quel tavolino, entrambi testimoni della settima
edizione di "Adotta il tuo Fiume". Lo guardavo in silenzio
mentre raccontava, animato da quel grande fervore tipico
di chi, dopo tanto lavoro, sta percorrendo l'ultimo miglio
di sacrificio. Mi parlava di Bruxelles, di Ginevra e dell'ONU,
mete sempre più vicine di una vittoria per questa lunga
missione, ardua ma necessaria.»
Adotta il tuo Fiume
«In un momento per me difficile, quasi impossibile,
assorbito da tanti progetti aperti, stavo per rinunciare.
Ma grazie all'intervento di Maurizio Infantino, a cui è
stato affidato il progetto teatro, tutto è cambiato: con
pazienza e una straordinaria capacità di accoglienza,
Maurizio mi ha accompagnato e supportato passo dopo passo
nella realizzazione di quest'opera. Anche il confronto
con Fabio Massimo Aureli, avvocato, rotariano e caro amico
comune, è stato di sostegno.
Con "L'Atto Notarile" ho voluto abbattere ogni distanza:
portare gli attori tra gli ospiti, ad altezza pavimento.
Questo significa costringere ognuno di noi non solo a
partecipare, ma a guardarsi allo specchio. Con questo
spettacolo porto in scena anche una mia grande passione:
quella per il notariato italiano, una categoria e un insieme
di persone che stimo profondamente e che sto conoscendo
a fondo grazie all'incontro con due grandi notai italiani
di Roma e Reggio Emilia.
Questa stessa passione mi vede attualmente impegnato nella
regia di un documentario sul mondo dei notai, eccellenza
italiana nel mondo destinata alla distribuzione internazionale.
Far dialogare la sacralità dell'atto giuridico con la verità
del teatro è stata la chiave per dare voce alla parte più
profonda e autentica di noi.»